Firmato protocollo d’intesa. Istituto Zooprofilattico e Assoittica Italia collaborano per lo sviluppo della filiera ittica

 

Siglato a Torino il protocollo d’intesa tra l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta ed ASSOITTICA ITALIA teso ad iniziative comuni proiettate allo sviluppo del settore ittico, supporto agli Operatori della filiera ittica ed alle Autorità Competenti di Controllo e, più in generale, ad assicurare al Consumatore Finale un prodotto ittico sano e sicuro.

L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta (IZSPLV) ed Assoittica Italia (Associazione Nazionale delle Aziende Ittiche) hanno siglato un protocollo d'intesa che avvierà iniziative comuni indirizzate allo sviluppo del comparto ittico attraverso progetti di collaborazione.

La collaborazione tra IZSPLV ed Assoittica Italia permetterà l’avvio di un percorso comune, nell'ambito delle rispettive competenze, per progetti su importanti tematiche:

formazione degli operatori; sviluppo del comparto ittico; miglioramento delle produzioni; promozione di campagne informative, rivolte al consumatore finale, sulla corretta manipolazione, conservazione e consumo degli alimenti, nonché progetti di ricerca per l’approfondimento scientifico di tematiche d’interesse per il comparto ittico.

In particolare, il protocollo produrrà nei prossimi mesi un progetto d’informazione rivolto al cittadino, con l’obiettivo di comunicare “conoscenze di sicurezza alimentare”, teso ad istruire il consumatore consentendogli, pertanto, di essere autonomo, consapevole e capace di acquistare un prodotto ittico nella massima sicurezza.

Il protocollo prevede, inoltre, la formazione del personale che opera lungo la filiera, finalizzata a mettere in atto tutti quegli strumenti utili a sostenere le attività di valorizzazione dei prodotti. Il protocollo prevedrà, infine, la collaborazione tra le Autorità Competenti deputate al controllo ufficiale della filiera ed i medesimi operatori, per individuare percorsi comuni nel garantire il massimo rispetto dei principi di “Sicurezza Alimentare”, stabiliti dalle norme comunitarie e nazionali.

L’incontro, immediatamente operativo, ha prodotto la costituzione di ben 4 tavoli di lavoro che, mediante il coinvolgimento di personale ultra-specializzato, analizzeranno singole tematiche, per individuare spunti di riflessione e produrre documenti utili per il mondo produttivo, la comunità scientifica ed il consumatore finale.

Soddisfatta Maria Caramelli, Direttrice Generale dell’Istituto Zooprofilattico, ente sanitario dedicato alla sicurezza alimentare e alla salute degli animali, che ha definito il protocollo d’intesa “un canale privilegiato di formazione e comunicazione di supporto al benessere del consumatore e di sostegno alla filiera ittica”.

Particolare compiacimento ha espresso il dr. Roberto D’Ottavio, vice presidente di Assoittica Italia sottolineando l’importanza di una sempre più stretta collaborazione tra gli operatori del settore alimentare e gli enti deputati al controllo delle derrate alimentari, nell’ottica di assicurare un prodotto sano e sicuro al consumatore ed elevati standard qualitativi al mondo della produzione.

Collaborazione, questa, che vede l’Istituto Zooprofilattico particolarmente attivo e propositivo, nell’individuazione degli “attori della filiera”, implementando il fondamentale dialogo lungo le filiere agro-alimentari. A tal proposito, per l’ufficializzazione del protocollo ha partecipato all’incontro una folta delegazioni di aziende del comparto ittico e numerosi responsabili delle varie strutture dell’Istituto Zooprofilattico.

IL VICEMINISTRO ALL’AGRICOLTURA ANDREA OLIVERO VISITA LA SEDE DI CUNEO DELL’ISTITUTO ZOOPROFILATTICO

 

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Il Viceministro Andrea Olivero a Cuneo, nella sede dell’Istituto Zooprofilattico.

Al centro della visita la tutela del territorio e del patrimonio zootecnico, un obiettivo condiviso

Nel pomeriggio del 20 gennaio 2017, la Direttrice Generale dell’Istituto Zooprofilattico Maria Caramelli, il Direttore Amministrativo Bruno Osella e il Responsabile della Sede Territoriale di Cuneo Giancarlo Pistone, hanno accolto il Viceministro all’Agricoltura Andrea Olivero, nei laboratori della Provincia Granda. La sede di Cuneo è quella che vigila sulla salute di uno dei patrimoni zootecnici più importanti, non solo della Regione Piemonte, dove si contano oltre 600.000 capi bovini e oltre 1.200.000 di suini, ma di tutto il nostro Paese.

Durante l’incontro, l’Assessore e la Direttrice hanno potuto visitare i locali della moderna struttura di Via Pertini e confermare l’impegno comune di strategie a lungo termine per la tutela, sanitaria ed economica, del patrimonio zootecnico e per la valorizzazione dei prodotti agroalimentari locali.

QUANDO IL CIBO SI FA SCIENZA: STRATEGIE DI COMUNICAZIONE DELLA SALUTE PUBBLICA

 

ISCRIZIONI CHIUSE

Torino - 23-24 febbraio 2017 – Biblioteca Nazionale,  piazza Carlo Alberto 3

L’evento, organizzato nell'ambito del  II Festival del Giornalismo Alimentare, approfondisce i temi della sicurezza alimentare, della buona alimentazione e della sostenibilità delle filiere.  In un contesto generale di tutela della salute pubblica, enti pubblici e privati, di ricerca e di controllo, giornalisti, esperti di comunicazione scientifica e divulgatori si susseguono in panel dai contenuti attuali: dalle allerte, alle frodi alimentari, fino all’agromafia; dalla dieta vegana per bambini, agli OGM, fino alle nuove etichette e agli allergeni alimentari.
L’evento intende favorire il dibattito e il confronto tra chi la salute pubblica la persevera con la ricerca, i controlli e le verifiche e chi, contemporaneamente, la comunica al grande pubblico, in una sempre maggiore richiesta di chiarezza da parte  dei consumatori.

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LA SINDACA APPENDINO IN VISITA PRESSO IL NOSTRO ISTITUTO

 

Questa mattina, 18 gennaio 2017, la Direttrice Generale dell’Istituto Maria Caramelli e il presidente Giorgio Gilli  hanno guidato la sindaca di Torino, Chiara Appendino, e gli Assessori Montanari e Giannuzzi in una visita presso i laboratori
I rappresentati della città hanno voluto visitare i laboratori non solo per conoscere e approfondire le importanti attività svolte dai circa 280 dipendenti della sede, ma anche per esaminare la situazione strutturale dei locali, in parte risalenti agli inizi del secolo scorso.
L’attenzione della sindaca e degli assessori si è rivolta soprattutto al Laboratorio Controllo Alimenti, dove ogni anno oltre 85.000 analisi garantiscono standard elevati di sicurezza proteggendo i consumatori da batteri, parassiti e virus a trasmissione alimentare, nonché dagli allergeni nascosti nei loro cibi preferiti. La visita ha incluso anche il Laboratorio di Riferimento Internazionale per le Encefalopatie Spongiformi: un fiore all’occhiello per l’Istituto, che l’OIE, il settore veterinario dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità, ha recentemente nominato.
Alla fine della visita la sindaca si è detta positivamente impressionata dalla passione con cui queste importanti attività sono svolte dal personale dell'istituto.

Spreco alimentare: le novità dal punto di vista normativo

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Come riportato dalle linee guida per la prevenzione e la riduzione dello spreco alimentare redatte dalle Nazioni Unite (Linee guida UNEP), ogni giorno nel mondo un terzo del cibo prodotto per il consumo umano va perduto o sprecato con un significativo impatto a livello economico, ambientale e sociale. In questo contesto, sono sempre più le iniziative che vengono attivate dai Paesi industrializzati per cercare di fronteggiare questa drammatica situazione.

In Italia, è stata da poco emanata la legge n.166 del 19 agosto 2016: questa normativa è orientata alla riduzione degli sprechi in ogni fase della filiera alimentare e si applica, al contempo, alla filiera di produzione dei prodotti farmaceutici e agli articoli e accessori di abbigliamento. Questa legge intende favorire il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari e dei prodotti farmaceutici, la riduzione della produzione di rifiuti e la promozione delle pratiche di riuso e di riciclo che consentono di allungare il ciclo di vita dei prodotti. Essa regolamenta la cessione gratuita di prodotti alimentari, farmaceutici e dell’abbigliamento a fini di solidarietà sociale. Secondo il testo di legge, gli operatori del settore alimentare possono cedere gratuitamente le eccedenze a soggetti donatari oppure avviarle alla trasformazione destinando i prodotti ottenuti in via prioritaria all’alimentazione umana o al sostegno vitale di animali. I soggetti donatari, secondo la normativa, sono enti pubblici o privati senza scopo di lucro che svolgono attività di sostegno civico e di solidarietà. Questi sono tenuti a destinare a titolo gratuito le eccedenze ricevute e idonee al consumo umano in modo prioritario a favore di persone indigenti; qualora le eccedenze non siano idonee al consumo umano, queste possono essere cedute per il sostegno degli animali o essere destinate a compostaggio. Tali attività di cessione, tuttavia, devono, come viene ribadito più volte nel testo, avvenire nel rispetto delle norme in materia di igiene e di sicurezza alimentare.

Ma cosa si intende per “eccedenza alimentare”? La norma riporta a titolo d’esempio: i prodotti alimentari invenduti per carenza di offerta o errori di programmazione o a causa di danni provocati da eventi meteorologici, i prodotti ritirati dalla vendita perché non conformi ai requisiti aziendali di vendita, le rimanenze di attività promozionali, i prodotti prossimi alla scadenza commerciale… La grande novità che viene introdotta dalla legge 166 è la possibilità di donare i prodotti alimentari una volta trascorso il termine minimo di conservazione (o TMC) purché sia garantita l’integrità dell’imballaggio e le idonee condizioni di conservazione. Il TMC, indicato sulla confezione dalla dicitura “da consumarsi preferibilmente entro…”, rappresenta la data fino alla quale un prodotto alimentare conserva le sue proprietà specifiche, questa indicazione, infatti, non ha nulla a che vedere con il concetto di sicurezza che caratterizza, invece, la data di scadenza (“da consumarsi entro”) e trascorsa la quale gli alimenti sono considerati a rischio e non possono essere né trasferiti, né consumati.

La data di scadenza e il TMC sono informazioni che, secondo la normativa europea, è obbligatorio indicare in etichetta. La definizione della durata del periodo di conservabilità di un prodotto alimentare e del tipo di dicitura che è opportuno indicare in etichetta ricade sotto la responsabilità del produttore che sceglie di indicare una piuttosto che l’altra dicitura sulla base al processo di produzione, alle caratteristiche intrinseche (pH, quantità di acqua) ed estrinseche (temperatura di conservazione, tipologia di confezionamento) dell’alimento e sulla base dei risultati ottenuti nelle prove di stabilità/conservabilità del prodotto.

Secondo un’indagine condotta per conto della Commissione Europea, meno della metà dei consumatori conosce il corretto significato del TMC e della data di scadenza. Alla luce di questo, risulta fondamentale, come ribadito dalla norma, promuovere iniziative di informazione in particolar modo mirate alla comprensione della differenza presente tra le due diciture. Tra queste ricordiamo il progetto “Una buona Occasione” finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico e realizzato dal Settore Tutela dei cittadini e dei consumatori della Regione Piemonte che ci vede coinvolti fornendo un servizio di consulenza sulla corretta conservazione degli alimenti in ambito domestico. Il progetto ha, inoltre, portato allo sviluppo della APP “UBO”  dove sono presenti i consigli per una corretta conservazione di circa 500 alimenti di uso comune, è possibile compilare la lista della spesa, stimare le porzioni e consultare ricette anti-spreco e altre informazioni utili a contrastare lo spreco alimentare.

 

Con l’avvento della legge 166 si prospettano per il nostro Paese nuove possibilità di intervento nei confronti dello spreco alimentare. Ricordiamo, infine, le già citate linee guida UNEP per la prevenzione e la riduzione degli sprechi alimentari a livello aziendale e domestico che forniscono un quadro dell’attuale situazione e intendono favorire tra gli stakeholders del settore pubblico e le imprese lo sviluppo di strategie efficaci contro gli sprechi alimentari.

Spreco alimentare: le novità dal punto di vista normativo

Come riportato dalle linee guida per la prevenzione e la riduzione dello spreco alimentare redatte dalle Nazioni Unite (Linee guida UNEP), ogni giorno nel mondo un terzo del cibo prodotto per il consumo umano va perduto o sprecato con un significativo impatto a livello economico, ambientale e sociale. In questo contesto, sono sempre più le iniziative che vengono attivate dai Paesi industrializzati per cercare di fronteggiare questa drammatica situazione.

In Italia, è stata da poco emanata la legge n.166 del 19 agosto 2016: questa normativa è orientata alla riduzione degli sprechi in ogni fase della filiera alimentare e si applica, al contempo, alla filiera di produzione dei prodotti farmaceutici e agli articoli e accessori di abbigliamento. Questa legge intende favorire il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari e dei prodotti farmaceutici, la riduzione della produzione di rifiuti e la promozione delle pratiche di riuso e di riciclo che consentono di allungare il ciclo di vita dei prodotti. Essa regolamenta la cessione gratuita di prodotti alimentari, farmaceutici e dell’abbigliamento a fini di solidarietà sociale. Secondo il testo di legge, gli operatori del settore alimentare possono cedere gratuitamente le eccedenze a soggetti donatari oppure avviarle alla trasformazione destinando i prodotti ottenuti in via prioritaria all’alimentazione umana o al sostegno vitale di animali. I soggetti donatari, secondo la normativa, sono enti pubblici o privati senza scopo di lucro che svolgono attività di sostegno civico e di solidarietà. Questi sono tenuti a destinare a titolo gratuito le eccedenze ricevute e idonee al consumo umano in modo prioritario a favore di persone indigenti; qualora le eccedenze non siano idonee al consumo umano, queste possono essere cedute per il sostegno degli animali o essere destinate a compostaggio. Tali attività di cessione, tuttavia, devono, come viene ribadito più volte nel testo, avvenire nel rispetto delle norme in materia di igiene e di sicurezza alimentare.

Ma cosa si intende per “eccedenza alimentare”? La norma riporta a titolo d’esempio: i prodotti alimentari invenduti per carenza di offerta o errori di programmazione o a causa di danni provocati da eventi meteorologici, i prodotti ritirati dalla vendita perché non conformi ai requisiti aziendali di vendita, le rimanenze di attività promozionali, i prodotti prossimi alla scadenza commerciale… La grande novità che viene introdotta dalla legge 166 è la possibilità di donare i prodotti alimentari una volta trascorso il termine minimo di conservazione (o TMC) purché sia garantita l’integrità dell’imballaggio e le idonee condizioni di conservazione. Il TMC, indicato sulla confezione dalla dicitura “da consumarsi preferibilmente entro…”, rappresenta la data fino alla quale un prodotto alimentare conserva le sue proprietà specifiche, questa indicazione, infatti, non ha nulla a che vedere con il concetto di sicurezza che caratterizza, invece, la data di scadenza (“da consumarsi entro”) e trascorsa la quale gli alimenti sono considerati a rischio e non possono essere né trasferiti, né consumati.

La data di scadenza e il TMC sono informazioni che, secondo la normativa europea, è obbligatorio indicare in etichetta. La definizione della durata del periodo di conservabilità di un prodotto alimentare e del tipo di dicitura che è opportuno indicare in etichetta ricade sotto la responsabilità del produttore che sceglie di indicare una piuttosto che l’altra dicitura sulla base al processo di produzione, alle caratteristiche intrinseche (pH, quantità di acqua) ed estrinseche (temperatura di conservazione, tipologia di confezionamento) dell’alimento e sulla base dei risultati ottenuti nelle prove di stabilità/conservabilità del prodotto.

Secondo un’indagine condotta per conto della Commissione Europea, meno della metà dei consumatori conosce il corretto significato del TMC e della data di scadenza. Alla luce di questo, risulta fondamentale, come ribadito dalla norma, promuovere iniziative di informazione in particolar modo mirate alla comprensione della differenza presente tra le due diciture. Tra queste ricordiamo il progetto “Una buona Occasione” http://www.unabuonaoccasione.it/ finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico e realizzato dal Settore Tutela dei cittadini e dei consumatori della Regione Piemonte che ci vede coinvolti fornendo un servizio di consulenza sulla corretta conservazione degli alimenti in ambito domestico. Il progetto ha, inoltre, portato allo sviluppo della APP “UBO” http://www.unabuonaoccasione.it/it/app dove sono presenti i consigli per una corretta conservazione di circa 500 alimenti di uso comune, è possibile compilare la lista della spesa, stimare le porzioni e consultare ricette anti-spreco e altre informazioni utili a contrastare lo spreco alimentare.

Con l’avvento della legge 166 si prospettano per il nostro Paese nuove possibilità di intervento nei confronti dello spreco alimentare. Ricordiamo, infine, le già citate linee guida UNEP per la prevenzione e la riduzione degli sprechi alimentari a livello aziendale e domestico (http://www.unabuonaoccasione.it/images/UNEP/_VOLUME%20COMPLETO.pdf) che forniscono un quadro dell’attuale situazione e intendono favorire tra gli stakeholders del settore pubblico e le imprese lo sviluppo di strategie efficaci contro gli sprechi alimentari.

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